Quando sentiamo parlare di ’disturbo psicotico’ si intende una condizione in cui l’individuo presenta, in alcune fasi, delle distorsioni nei processi di pensiero, percezione e interpretazione della realtà. Inoltre, può essere presente una riduzione dell’espressività emotiva.
Durante la fase attiva dei disturbi psicotici, si presentano frequentemente sintomi positivi, come allucinazioni e deliri.
Il delirio è una convinzione rigida, irrealistica e non criticabile per chi la sta esperendo. Infatti, tali convinzioni sono spesso resistenti alle evidenze contrarie.
Si parla di percezione delirante, quando la persona percepisce effettivamente qualcosa che è presente nella realtà, ma ci costruisce sopra un delirio (‘vedo la macchina della polizia e credo che mi stiano inseguendo, di essere perseguitato o agli arresti domiciliari, senza alcuna prova di tutto ciò).
Le allucinazioni, invece, sono delle percezioni senza oggetto, che possono coinvolgere tutti i sensi, anche se quelle uditive, le ‘voci’, sono le più frequenti. La persona, quindi, percepisce qualcosa che non c’è nella realtà esterna.
Quando questi sintomi, e anche tutti gli altri presenti nei disturbi psicotici si presentano in modo grave, possono impedire alla persona di vivere in contatto con la realtà, con delle gravi compromissioni nel funzionamento quotidiano (sociale o lavorativo).
Quali sono i disturbi psicotici?
I disturbi psicotici possono essere diversi, ma possiamo identificare i principali nei seguenti:
- Disturbo schizoaffettivo
- Schizofrenia
- Disturbo delirante
- Disturbo schizofreniforme
- Disturbo psicotico breve
I sintomi psicotici possono anche presentarsi in altre condizioni cliniche, come nei disturbi dell’umore (ad esempio, nel disturbo bipolare di I tipo) o in seguito all’uso di sostanze psicotrope.
Quali sono i sintomi di un disturbo psicotico?
Come anticipato, i più conosciuti sono i deliri e le allucinazioni, ma non sono i soli.
In un disturbo psicotico, ci sono varie fasi:
- Fase prodromica: precede la manifestazione conclamata del problema;
- Fase attiva: caratterizzata da deliri, allucinazioni, discorsi e comportamenti disorganizzati;
- Fase residua, caratterizzata dai sintomi relativi all’appiattimento affettivo.
Sintomi comuni includono:
- Eloquio disorganizzato e discorsi incoerenti;
- Comportamenti disorganizzati, come vestirsi con il giubbotto d’estate ad esempio;
- Movimenti insoliti oppure rallentati;
- Riduzione di interesse verso l’igiene personale e le attività quotidiane
Quali cause?
Nonostante i numerosi studi, ancora oggi è difficile, forse impossibile, stabilire un’unica causa certa che porta alla comparsa dei sintomi e al disturbo psicotico. L’ipotesi più accreditata si rifà al modello bio-psico-sociale, considerando le cause come molteplici e a vari livelli.
Si parla di multi-fattorialità, considerando anche fattori genetici e ambientali che vanno a creare delle vulnerabilità o ad aumentare la probabilità di sviluppare tale forma di sofferenza psichica.
Molto spesso sono proprio i giovani a risentire di questi disturbi non solo perché sono quelli più esposti ma anche perché sono quelli più vicini al consumo di sostanze psicotrope.
L’abuso di quest’ultime può in alcuni casi portare alla comparsa dei disturbi psicotici, che in questo caso potrebbero essere chiamati “indotti”.
Come aiutare le persone che attraversano un disturbo psicotico?
La terapia dei disturbi psicotici è fondamentale per provare ad aiutare la persona a prendere contatto con la realtà e riprendere in mano la sua vita. Il trattamento elettivo deriva da un approccio multidisciplinare, che coinvolge quindi una molteplicità di professionisti, tra cui psichiatra e Psicologo Monfalcone.
A volte, però, sembrerebbe che a fare la differenza sul buon esito della terapia sia la forza di volontà della persona o meglio l’insight, ossia la consapevolezza non giudicante dei propri sintomi, del proprio funzionamento, che si accompagna a uno sforzo attivo di risolvere il problema.
L’insight non è immutabile. Si tratta di un fenomeno dinamico, in evoluzione e in continuo cambiamento. Pertanto, sarebbe opportuno e importante aiutare la persona a sviluppare tale capacità di comprensione di sé e degli altri.
L’importanza dell’insight nei disturbi psicotici
Per anni il mondo medico e psicologico ha studiato a fondo la correlazione tra la consapevolezza di avere un problema di salute mentale con gli esiti della terapia (psicologica, farmacologica o con un’integrazione delle due).
Gli studi sono stati numerosi e per anni si è pensato che i pazienti che riconoscevano l’esistenza di un disturbo psicotico fossero quelli che tendevano ad avere un maggiore livello di benessere, mentre quelli che non se ne rendevano conto continuavano ad alimentare questa forma di malessere.
Di fatti, non tutti i pazienti affetti da un disturbo psicotico ne sono consapevoli, questo perché come abbiamo visto, questi alterano la percezione della realtà interna ed esterna, soprattutto nelle fasi acute della psicopatologia.
Storicamente, veniva proposta un’idea di insight come concetto unitario. Dunque, la persona lo possedeva o no.
Oggi, invece, è stata proposta un’idea di insight multidimensionale, ovvero suddiviso in vari livelli lungo varie dimensioni. Come detto prima, ritengo importante ribadire che l’insight non è immutabile, bensì un fenomeno dinamico in continua evoluzione.
Attualmente, è risaputo che un passo fondamentale si ha quando la persona accetta la terapia farmacologica e psicologica che gli è stata proposta, la segue come da indicazioni e partecipa in modo attivo al suo percorso di benessere.
Questo passaggio conduce di conseguenza a dei miglioramenti nei pazienti sia dal punto di vista della sintomatologia che nella vita di tutti i giorni, ed è stato riscontrato che i pazienti che si rendono consapevoli e attivi nel percorso di benessere creano uno stile di vita migliore.
Il paradosso dell’insight
Un aspetto ‘critico’ è il cosiddetto ‘paradosso dell’insight’. Alle volte, un buon insight nelle psicosi si può associare a una peggiore sintomatologia depressiva. L’individuo, riconoscendo effettivamente la realtà in cui si trova, potrebbe demoralizzarsi con conseguente deflessione del tono dell’umore.
Tuttavia, l’accettazione della propria condizione è sicuramente un punto a vantaggio, poiché dà la possibilità alla persona di riconoscere i sintomi già quando sono in forma lieve così da evitare e scongiurare eventuali ricadute o da attivarsi per tempo e non portare la patologia ad un livello severo. Questo incide profondamente sul percorso di benessere di tali pazienti.
Conclusione
Se stai attraversando un disturbo psicotico o conosci qualcuno che ne soffre, ti sono vicino. Il primo passo è chiedere aiuto, puoi contattarmi subito per intraprendere un percorso di sostegno psicologico, che ti aiuti a comprendere senza alcun giudizio il tuo funzionamento e i sintomi.


